A sinistra quadro di
Richard Mauri.
 
On the left
Richard Mauri Painting
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JAKOBUS STAINER: VITA E LEGGENDA JAKOBUS STAINER: LIFE AND LEGEND
di Maria Chiara Mocali

«questo oggetto morto, al quale io soltanto do voce e vita, mi parla spesso in modo soprannaturale... Quando lo suonai per la prima volta mi parve di essere il magnetizzatore che induce la sonnanbula a tradurre in parole le proprie visioni intcriori...»'

Così si esprime il consigliere Krespel, personaggio di E.T.A. HofTmann descrivendo un violino «della più nobile liuteria antica», dalla testa di Icone, fatto da un maestro contemporaneo di Tartini. HofTmann ha in comune con Stainer l'origine tedesca, e non è del tutto escluso che l'artista, scrivendo dal 1819 al '21, intendesse indicare proprio gli strumenti del maestro tirolese. La fortuna di Jakobus Stainer di Absam è stata alterna, ed all'epoca di questo racconto stava già nettamente tramontando.

La leggenda
Jakob nacque probabilmente nel 1617 ad Absam da Martin, minatore. Le due lapidi in memoria, sia quella che nel 1842 fu affissa alla chiesa di Absam che l'altra, posta sulla parete nord del-l'Absamer Wallfahrtkirche nel 1898 recano la data di nascita falsa. La tomba di Stainer - infatti e ciò dimostra quanto fosse caduto in disgrazia al momento della morte - non era e non è più rintracciabile. Le due lapidi furono affisse a posteriori in un momento di acceso patriottismo locale. Questo malinteso sui dati biografici (che era necessario chiarire dato che per esempio in Farga «Storia del violino» si trova la data di nascita errata) da subito un'idea della lacunosità delle notizie che riguardano la vita di Stai-ner. Forse è proprio tale lacunosità che ha finito per generare una vera e propria leggenda.
Del primo trentennio non si sa praticamente niente e ciò è tanto più imbarazzante in quanto questo fu il periodo della formazione. La questione su chi furono i suoi maestri rimane dunque aperta: secondo Karel Jalovek (in Deutsche una osterreichische Geigen-bauer)2 è probabile che Stainer abbia appreso i rudimenti delle liuteria da un contadino di Absam, che in inverno doveva aiutare in lavori di intaglio e di liuteria in cambio di vitto e alloggio. L'altra domanda, forse ancora più inquietante ed alla quale non si può rispondere con certezza, riguarda l'ipotesi che Stainer abbia fatto il proprio apprendistato presso Nicola Amati a Cremona. Tale dubbio è alimentato dal fatto che il lavoro dei due maestri presenta diversi punti in comune (in particolare il modello arcuato del piano armonico e del fondo), sebbene i violini di Stainer abbiano di solito il corpo più stretto e più corto, la volta più alta, la forma piccola e corta delle effe, e la chiocciola piccola. Mentre D.D. Boyden in The History of Violin Playing from its Origin lo 1716} asserisce che non vi sono prove che testi-monino che Stainer sia stato allievo di Amati (opinione sostenuta anche da Farga)4, Jalovek avanza l'ipotesi che Stainer abbia lavorato da Amati durante i suoi «Wanderjahre». A suffragio di ciò porta il caso di un violino già appartenuto a J.B. Vuillaume, facente parte della collezione Hammerle. Lo strumento in questione, recante l'etichetta «Fratelli Amati» aveva già destato l'attenzione di C.H. Voigt per molte delle sue caratteristiche proprie dello stile di Stainer. Il violino fu aperto prima della guerra del '15-'18 ed all'interno si scoprì una seconda etichetta incollata in cima alla fasce. L'anno di fabbricazione non era più leggibile, perché trafitto dal chiodo che tiene insieme il manico e il corpo. L'etichetta venne riconosciuta autentica e se ne dedusse che Stainer avesse acquisito le proprie conoscenze- liutarie presso gli Amati.
La vita
II primo violino del maestro del quale si abbia sicura notizia è del 1638: questo strumento verrà portato e venduto al mercato di Hall l'anno successivo. Nel 1643 Stainer è a Salisburgo, alla corte dell'arciduca Leopoldo e Claudia de' Medici. A corte si coltivava la musica in modo particolare e la cappella aveva un apparato di musici tutti italiani. Qui Stainer eseguì diversi restauri e, a titolo di documento, vendette per trenta fiorini una «viola bastarda». Nel 1646 venne in Italia, a Venezia, per acquistare acero e soprattutto gli ingredienti necessari per preparare la vernice (anche gli Amati si rifornivano di vernice a Venezia). Ma si trattenne troppo a lungo in Italia (un anno e mezzo) e così prese l'importante commissione che gli aveva affidato l'arciduca Leopoldo e per la quale il materiale acquistato doveva servire. Nel 1658 però, fu comunque nominato liutaio di corte dal nuovo arciduca Carlo Ferdinando, marito di Anna, granduchessa di Toscana, con l'incarico di costruire violini per la cappella di corte di Innsbruck. Il relativo benessere che raggiunse allora gli permise di comprarsi una casa, che tutt'oggi si può visitare ad Absam nota sotto il nome di «Stainer-Haus» (in Stainerstrasse 7). Fu in questo periodo che Heinrich von Biber, virtuoso di violino e maestro di cappella del duomo di Salisburgo gli ordinò diversi strumenti per il proprio patrono, il vescovo di Olmiitz. Nel 1668 però, proprio nel momento di maggior successo (i suoi violini si vendevano per quaranta fiorini), l'attività di Stainer subì una prima battuta d'arresto: accusato d'eresia fu messo in carcere per alcuni anni. Tornato in libertà continuò a costruire e consegnare strumenti fino al 1675, anno in cui comparvero in pri-

«this inanimate object, to which I myself give voice and life, often speaks to me in a supernatural way... When I played it for the first time, I felt like a hypnotist inducing the sleepwalker to transform into words his innermost thoughts...»'

These are the words of Councillor Kre-spel, E.T.A. Hoffmann's character, describing a violin «of the most noble antique workmanship, with a lion's head, made by a contemporany of Tartini». Hoffmann and Stainer had in common their German backgrounds, and it shouldn't be excluded that Hoffmann, writing between 1819-1821, had wanted to indicate one of the instruments of the Tyrolean instrument maker. Jakobus Stainer of Absam had a career marked by periods of good and bad fortune, and at the time Hoffmann's story was written his popularity was quickly waning.

His Legend
Jakob was probably born in 1617 in Absam to Martin, a miner. Both of the memorial stones put up in his honour, the first placed on the church of Absam in 1842 and the other placed on the north wall of the Absamer Wallfahrtkirche in 1898, give incorrect birthdates. Stainer's grave could not at the time be identified, which proves to what extent he had fallen into disgrace at the time of his death. The memorial stones were in fact put up at a later date during a period of fervent local patriotism. This confusion with regards to Stainer's birthdate, important to point out as in many sources such as Farga's «Storia del Violino» the date is reported erroneously, clearly demonstrates the many information gaps that surround Stainer and his life. Perhaps it is precisely this lack of information that has generated an outright legend. Next to nothing is known about the first thirty years of his life, which is most em-barassing as this was the formative period of his art. The question of the identity of his teachers remains, therefore, open to supposition: according to Karel Jalovek in his «Deutische und osterrei-chische Geigenbauer» Stainer most likely learned the rudiments of his profession from a farmer in Absam for did whom he wood carving and instrument making in the winter to help pay his room and board.
Another perhaps more intriguing question, which cannot however be answered with any certainty, is whether or not Stainer did his apprenticeship with Nicola Amati in Cremona. This supposition is based on the fact that his works have some similarities with the Amati's, particularly the highly arched shape of the sounding board and back, even if Stainer's instruments are usually narrower and shorter bodied with a higher arch, smaller and shorter «/» holes and a generally smaller scroll. While D.D Boyden in « The History of Violin Playing from its Origin to 1716»* ascertains that there is no proof that Stainer was a pupil of Amati, an opinion shared also by Farga4, Jalovek hypothesizes that Stainer may have worked for Amati during his «Wanderjahre» period. To support this theory he gives the example of a violin that had once belonged to J.B. Vuillaume, and is part of the Hammerle collection. This instrument with a «Fra-telli Amati» label, had already aroused the attention of C.H. Voight for the many features it had in common with Stainer's style. The violin was taken apart before the First World War and on the inside a second label was found glued to the top of the bouts. The production date was no longer legible as it was pierced by the nail that connects the neck to the body. The label was considered authentic and it was therefore deduced that Stainer had learnt the art of instrument making with the Amati's.
His life
The first known violin made by Stainer dates back to 1638, and was sold at the market in Hall the following year. In 1643 Stainer was in Salzburg, at the court of the Archduke Leopold and Claudia de Medici. Music was favoured at the court and the chapel musicians were all Italian. Stainer carried out several restorations here, and for the sake of documentation, sold and «odd viola» for thirty florins.
In 1646 he came to Italy, to Venice, to purchase maple wood and above all ingredients he needed for preparing his varnish. (The Amati's also got their varnishes from Vernice). He stayed too long in Italy, however, a year and a half, and lost the job he was commissioned to do for Leopold, which was his original purpose in coming. In 1658, he was nonetheless named official stringed instrument maker to the court of the Archduke Karl Ferdinand, husband of Anna, Granduchess of Tuscany. He was given the responsibility of making instruments for the court chapel orchestra in Innsbruck. The relative wealth he acquired in this period of his life allowed Stainer to buy himself a home in Absam which can still today be visited under the name of «Stainer-Haus», in Stainerstrasse 7. It was during this period that the famous violin virtuoso and orchestra leader for the cathedral of Salzburg, Heinrich von Biber ordered from Stainer several instrument for his patron the Bishop of Olmiitz. In 1668, at the prime of his career, when his instruments were selling for forty florins, the first major set back hit Stainer. Accused of heresy, he was imprisoned for several years. Following his release, he continued to make instruments until in 1675 when the first signs of his mental illness became apparent. In spite of the progressive gravity of his condition he continued to work until
La casa di Jakob Stainer - disegno della pittrice Susan Chalkley.
Drawing of Jakob Stainer's home by Susan Chalkley.
mi segni di malattia mentale; malgrado il progressivo peggioramento continuò a lavorare fino al 1682. Morì nel 1683, non del tutto scevro dal sospetto d'eresia, completamente privo di senno, forse reso tale anche da un debito con il commerciante Salomon che lo aveva perseguitato per tutta la vita. La panca che fino al secolo scorso era davanti alla casa di Stainer si dice venisse utilizzata per legare il povero demente, durante i momenti peggiori delle sue crisi di pazzia.

Gli strumenti
Stainer fu artista e liutaio compiuto malgrado il provincialismo di cui dovette soffrire la sua formazione: si adattò completamente alle innovazioni richieste nel campo costruttivo degli strumenti dal XVII secolo in poi. Diversamente dai generici liutai tradizionali non si dedicò indifferentemente alla costruzione di strumenti a plettro e ad arco, ma esclusivamente a quella di violini, viole, violoncelli, contrabbassi e viole da gamba tenore. Per quest'ultime prese a modello lo strumento del virtuoso inglese William Young, attivo alla corte di Innsbruck dal 1651 al 1662.
Non si ha notizia del fatto che Stainer abbia avuto allievi, ma la sua arte ebbe comunque largo seguito in Europa, eccetto forse in Italia. Strumenti Stainer erano in possesso della corte medicea del principe Ferdinando de' Medici (1663-1713), il cosiddetto «principe musicista» che «fu infatti un caldo mecenate della musica: favorì in ogni guisa cantanti, strumentai, musicisti e compositori»5. Gli strumenti della corte furono acquistati dal 1640 al 1732. In un documento del 1700, un'Inventario di diverse sorti d'instrumenti musicali in proprio del Serenissimo Signor Principe Ferdinando in Toscana» si trovano elencati fra gli altri strumenti tre violini Stainer, del 1662, 1659 e 1668. La descrizione accurata di uno degli strumenti merita di essere riportata: «Un Violino a quattro corde, con cinque bischeri di bossolo, con fondo d'abeto, con fasce e corpo di acero
1682. He died the following year in
1683, not completely cleared of his suspected heresy, truly insane, perhaps owing in part to a debt he had with the merchant Salomon who had persecuted him for most of his life. The bench that up until the last century was next to the entry of Stainer's house was said to have been used to tie up poor Stainer during his worst attacks of madness.

His Instruments
Stainer was an artist and an accomplished instrument maker in spite of the provincialism that was part of his formative period. He was able to adapt completely to the technical innovations required in the construction of musical instruments from the XVII century on. Contrary to the practice of the traditional stringed instrument makers of the time, he did not dedicate himself to instrument making in general, making both picked and bow-played instruments, but rather limited his production to violins, violas, cellos, contrabasses, and tenor viola da gambas. For the latter, he used the English virtuoso, William Young's instrument as a model, with whom he had been in contact at the court of Innsbruck from 1651 to 1662. There is no evidence that Stainer had any pupils, but his work had nevertheless a great following all over Europe, except perhaps in Italy. Stainer's instruments were owned by the Medici court of Prince Ferdinand de Medici (1663-1713), known as the «musician prince» and who «was in fact a great supporter of music in general, and favoured in every way singers, instrument makers, musicians and composers»5 The instruments of the court were purchased between the years 1640 and 1732. In a document dating back to this time, an ^Inventory of different sorts of musical instruments owned by his Highness Prince Ferdinand of Toscany», there are three Stainer violins listed among the other instruments. The careful description of one of these is worth reproducing

Violino di Jakob Stainer.
Jakob Stainer violin.

verniciato con due filetti neri intarsiati su le testate torno torno; con manico, cordiera e tastiera simile con qualche lavoro a mostacciolo di filetti-neri intarsiati, e ponticello di acero senza vernice con un polizzino stampato per quella dei musicisti. Strumenti di Stai-ner si trovano (oltre che in collezioni private),, al conservatorio di Parigi, nella collezione della società viennese degli amici della musica, e nella raccolta statale berlinese di strumenti.
La tecnica costruttiva Le tipiche proprietà di suono derivano ai violini Stainer dalle caratteristiche costruttive, delineabili come segue:
- corpo leggermente più corto e più stretto rispetto agli italiani;
- volte del piano e del fondo molto arcuate, tali da permettere di guardare orizzontalmente attraverso il violino (grazie anche alla catena sottile rfpi-ca dell'epoca);
- accurata scelta della qualità del legno;
- effe più corte degli italiani, incurvate nel mezzo e sporgenti in fuori agli angoli, con la peculiarità di moltipli-care la mobilità del piano armonico;
- spessori piuttosto alti al centro che diminuiscono bruscamente per diventare molto sottile ai lati;
- fondo in due pezzi;
- le etichette, sia scritte a mano che stampate, recano la scritta: «Jako-bus Stainer in Absam prope Oeni-pontum 16...». Talvolta si trova «fe-cit» prima della data;
- il manico, più o meno della stessa lunghezza di quelli moderni, dritto secondo l'uso dell'epoca, è incollato allo zocchetto superiore (non incassato in questo, come nella moderna liuteria) e fissato da due chiodi che passando dall'interno dello zocchetto raggiungono il manico. Questa tecnica costruttiva adottata dagli antichi richiedeva che lo zocchetto fosse più spesso alla base per poterci infilare i chiodi ed aveva minore capacità di sopportare la tensione delle corde;
- la chiocciola, di bella fattura, è talvolta sostituita da una testa di Icone o da una garguglia.
- sotto la tastiera (corta) viene fatto un traforo ed incastonato un cuneo, di forma rotonda o a stella, per ottenere un angolo fra la tastiera ed il manico diritto, in modo da rendere parallele le corde che vengono sollevate dal ponticello.
- la vernice è color ambra gialla, simile a quella degli Amati;
- i modelli sono tre: grande, medio, piccolo: quest'ultimo è il migliore. Al modello molto arcuato usato fin dall'inizio, dal 1665 se ne affianca un altro, dalla volta meno curva.
Le conseguenze di queste peculiarità costruttive dal punto di vista del suono sono le seguenti: tono argentino, cristallino sul mi, leggero e gradevole; la dal colore tonale fra oboe e clarinetto; sol e re scuri e sonori. Il sol manca di
forza e se suonato con vigore produce e fruscii di sottofondo. Il tutto offuscato da una leggera commistione gutturale .
Scheda tecnica
Misure di un violino Stainer facente parte della collezione Hill (Da: David D. Boyden: The Hill Collection of Musical Instruments, Oxford University Press, London 1969)

lunghezza totale / length overall
lunghezza del corpo / lenght of body
lunghezza superiore, largh. / width, upper bouts fascia centrale, largh. / width, centre bouts
fascia inferiore, largh. / width, lower bouts profondità dei lati / depth of sides
lunghezza della tastiera / lenght of fingerboard lunghezza delle corde / string length




1. E.T.A. HOFFMANN: II consigliere Krespel. In: E.T.A.H.. Romanzi e racconti. Voi. Il, p. 35. Eimuidi. Torino 1969.

2. KARF.L JALOVEK: Deutsche unii osterreichi- sche (ieigenhauer, Artia. Praga 1967. p. 413

3. DAVID D. BOYDEN: The Histors of Violili Playing from its Origin to 1716, Oxford l'nivcr-
sity Press. London 1965. p. 196

4. FRANZ FARGA: Storia del violino. Dall'Oglio. Milano. 1962. p. 1 16

here: «A four string violin, with five boxwood pegs, with back in spruce, with bouts and body in varnished maple with two strips of black purfling all around the edge; with neck, stringholder and fingerboard in a similar style with some more active with collectors than musicians. Stainer's instruments can be found, other than in private collections, at the Paris Conservatory, in the collection of the Viennese society of the friends of music, and in the state collection of musical instruments in Berlin.
His Construction technique The typical sound qualities of the Stain-er violins derive from his particular construction techniques which are specified here:
- slightly shorter and narrower body than the Italian instruments
- highly arched back and belly, which make it possible to look horizontally through the instrument (by virtue also of the extremely thin bass bar used in the period)
- careful attention given to the choice of wood
- the «/» holes are shorter than the Italian's, curved in the middle and pointed outwards at the corners, with the particular function of increasing the mobility of the table
- considerable thickness at the center which diminishes quickly to extreme thinness at the borders
- two piece back
- labels both hand-written and printed read: «Jakobus Stainer in Absam prope Oenipontum 16..», Occasionally «fecit» appears before the date
- the neck, more or less the same length as those used today is straight as was used at the time; it is glued, rather than fitted together with the top block as is common today, and is secured with two nails that go through the inside of the top block into the neck. This technique used by antique instrument makers required that the top block be thicker at the base in order to permit the use of nails and had a lesser capacity of withstanding the tension of the strings
- the scroll, carefully worked, is at times substituted by a lion's head or gargoyle
- a hole is made under the fingerboard which is then fit with a round or star shaped wedge, in order to create an angle between the straight neck and the finger board in such a way that the strings are parallel as they come from the bridge
- the varnish is amber - yellow, similar to that used by the Amatis
- of the three basic models: small, medium and large, the first is the best. To the highly arched models produced from the beginning, another less arched model was added after 1665.
The consequences of these construction techniques from a sound quality point of view are as follows: silvery crystalline on the mi, light and pleasant; la with a tone between clarinet and oboe; sol and re deep and sonorous. The sol lacks strength and produces background vibrations when played vigorously. An overall dimming caused by a slight gutteral mixing.
Characteristic
Dimensions of a Stainer violin belonging to the Hill collection (from David D. Boyden: The Hill Collection of Musical Instruments, Oxford University Press, London 1969).

mm
585
358
167
110
206
28-30
267
323
pollici inches
23 1/16
13 15/16
69/16
4516
8 1,8
1 1/8-1 3 16
10 1/2
12 3 '4


5. G. PIERACCINI: La stirpe do Medici di Calag-giolo. Vallccchi, Firenze 1947. Vol. II. park- II. p. 419
6. VINICIO GAI: Gli strumenti musicali della cor-tc medicca, Licosa Firenzc, 1969. p. 17
7. dr.: OTTO MOCKEL: die Kunst des Geigcnha-ucs. B.F. Voigt Verlag. Hamburg 1957 p. 166

Tinello nella casa di Stainer a Absan.
Living-room in the Stainer's house in Absan.
Lapide in memoria di Giacomo Stainer a Absan.
Tablet in memory of Giacomo Stainer in Absan.
Violino Jacopo Stainer 1673.
Violin Jacopo Stainer 1673.
 
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