A sinistra quadro di
Richard Mauri.
 
On the left
Richard Mauri Painting
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Brani di W.A. Mozart eseguiti con strumenti costruiti dal
Maestro liutaio Carlo Vettori.
Alla memoria di Rostropovic.
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In memory of Rostropovic.
Di Gualtiero Nicolini
Ringrazio Gualtiero Nicolini per questo scritto che pubblico nella certezza di trovare tra i nostri lettori tanti appassionati ascoltatori delle musiche  magistralmente interpretate dal maestro. Slava Rostropovich ci ha lasciato a  pochi giorni dal compimento dei suoi 80 anni. Da mesi ormai, dopo il  primo ricovero a Parigi,  il continuo rincorrersi di notizieche davano adito a speranze,  poi a dubbi e quindi a fondati timori. Esattamente un mese fa’
aveva potuto  partecipare alla festa che Putin e il polo russo, il suo popolo, gli avevano  tributato  al Palazzo del Cremino e sembrava in grado di riprendersi;  poi ancora un altro ricovero ed  il peggioramento negli ultimi giorni. Si  poteva solo quindi  sperare in un miracolo. La tragica notizia non è giunta perciò  inaspettata anche se tutti ci auguravamo di poterci sbagliare. Tanti ricordi, tanti momenti speciali si rincorrono nella mia mente  e su tutti  il suo sorriso, la sua innata gentilezza, la dolcezza del suo sguardo, la pacata fermezza con cui cercava  la perfezione che esigeva  da se stesso e dalle orchestre che dirigeva, sempre sino all’ultimo, anche quando stava molto male e la sua salute lo costringeva a notevoli sofferenze; mai che sia stato capace di dire un no, a nessuno! Anni fa, un mio allievo ed amico mi propose di accompagnarlo a Piacenza perché doveva incontrarlo, accettai; la  fama  del Maestro e la speranza di poterlo incontrare   mi inorgogliva ed ero felice di poter fare la sua conoscenza. Ed è stata la prima volta che l’ho visto  all’opera e ho   assistito ad alcune ore di  prove. Aveva un brutta influenza e  la febbre alta,  ma  dopo due giorni sarebbe andato in scena il “Requiem” di Verdi e lui non poteva non essere al suo posto. Malgrado la voce roca, il mal di testa, la continua sudorazione per cui si asciugava ogni tanto con un fazzoletto la testa, era di una fermezza, ma nel contempo di una gentilezza  insieme, che mi strabiliarono. Sapevo che stava male, ma credo che nessuno degli orchestrali se ne fosse  accorto. Continuava a far provare le varie parti  applaudendo con la bacchetta alcuni passaggi  e interrompendo l’orchestra, il coro o gli assoli quando qualcosa non lo soddisfaceva pienamente, riprendendo chi aveva sbagliato o non interpretato come voleva,  ma con una gentilezza e
un modo di fare che sconcertava. Ore ed  ore di prove, sempre con il sorriso sulle labbra, con la pacatezza, ma anche con la determinazione. Nessuno degli orchestrali  si lamentava perché sapevano con chi avevano a che fare, ma soprattutto per il suo garbato relazionarsi. Non mi sento  irriverente se  in quella occasione ho rivisto in quegli occhi dolci e in quel sorriso mio padre, da poco scomparso. Poi finalmente l’incontro.  Si vedeva chiaramente quanto fosse spossato dalla fatica e dalla febbre Chiunque, specie nel suo ambiente ( quanti ne conosco superbi  e pieni di sé ), mi avrebbe  al massimo  stretto la  mano  e mi avrebbe chiesto di scusarlo e si sarebbe dileguato. Lui no;  si fermò, a lungo,  volle sapere, chi fossi, i miei interessi, mi chiese dell’ ANLAI, volle ringraziarmi per aver accompagnato il suo amico, mi promise che avrebbe fatto  lasciare  un biglietto al botteghino e concluse che gli avrebbe fatto piacere  rivedermi. Così è nata la nostra amicizia,  che lo portò a Bologna, dove  ero commissario della sezione AISM,   e  il Maestro diresse  dei concerti in favore dell’Associazione, un “ Romeo e Giulietta” memorabile al  Manzoni, con un finale da brividi quando quasi alla fine fece venir giù il teatro dagli scrosci di applausi  perché lasciò  lo scanno della direzione per avvicinarsi ai protagonisti,  riversi sul palco per congiungere le loro mani in un ultimo gesto d’amore. Questo era Slava: grandissimo
Violinist Pietro Horvath.
artista, perfezionista, ma anche grande uomo, dal cuore  grandissimo e sempre pronto a dare, mai a chiedere. Lui che non si era piegato ai soprusi, lui che aveva combattuto sino a rischiare, l’internamento e la morte per non accettare di rifiutare l’aiuto ad un amico come Solgenitzyn , che aveva dovuto patire la fame perché tutti i teatri dell’URSS gli venivano rifiutati per un ordine dall’alto, che aveva dovuto affrontare l’esilio con lo strazio nel cuore,  ma con immutato amore per il suo paese, lui che corse a sostenere Eltsin (  anch’esso scomparso proprio solo da pochi giorni ) sulle barricate di Mosca, senza visto d’ingresso in un paese come la Russia, rischiando ancora una volta l’arresto,  lui che suonò lacrime di gioia  sul muro di Berlino. Ho avuto la possibilità di fargli avere con gli amici di Bologna ( ed in particolare il prof  Francesco Tabacco che voglio citare perché non solo ha dedicato a Slava la sezione Aism  ma perchè  tanto ha fatto e brigato  con l’Università della sua città ) il conferimento di una laurea honoris causa. Una laurea, accanto alle centinaia già ottenute dal maestro, ma certamente a lui più gradita  perché non di musica, del Dams, di musicologia ecc., ma di scienze politiche a sottolineare la sua umanità e il suo essere simbolo e portatore di pace in tutto il mondo. Unico mio cruccio è quello di non essere riuscito a fargli ottenere in tempo  ( perché so che ci teneva tantissimo )  la cittadinanza onoraria di Roma, la città che lo aveva visto bambino con suo padre e che gli era rimasta nel cuore a tal punto da essere considerata da lui  la più bella del mondo. Oggi Cremona si stringe nel dolore e può per fortuna consolarsi di avergli dato la  notizia che,  anche se  gravemente malato, lo ha reso felice e  cioè che il 20  giugno   avrebbe festeggiato gli  80 anni di  uno dei suoi figli,  del  suo cittadino onorario. Grazie Slava, grazie di essermi stato amico, amico a  tal punto  ( e voglio ricordarlo  ai liutai di Cremona)  di accettare di presiedere gratuitamente ( e sarebbe venuto  appositamente  da Mosca)   il  piccolo concorso liutario che ho organizzato insieme a  lui a Pisogne  perché  Lui considerava la liuteria italiana la migliore del mondo e non si capacitava del fatto che qualcuno avesse voluto inopinatamente e per futili motivi  far fallire il Concorso di Baveno e perché voleva che i giovani liutai di Cremona e d’Italia avessero nuovamente la possibilità di cimentarsi e di crescere professionalmente. Grazie Slava anche per questo sarà impossibile dimenticarti !
I would like to thank Gualtiero Nicolini for this article which I am forwarding with the certainty of finding among our readers many listeners of the music interpreted by the maestro. Slava Rostropovich passed away just a few days after his 80th birthday. 
In these last few months, the news at first was optimistic then doubtful and finally worrisome. Shortly over one month ago he would have participated at the party that Putin and his Russian pole had organized for him at the Kremlin Palace. At that time it appeared that he was recovering; but once again was forced to go to the hospital and his conditions worsened. We could have only hoped for a miracle. The tragic news did not become as a surprise even though we all thought that it could have been mistaken. There were many recollections, many special moments come to mind and above all his
Virginia Villa director of the Triennial.
smile, his innate kindness, the sweet expression on his face, his calm steadiness with which he sought for perfection from himself and from the orchestras he directed even to the end, when his health forced him into suffering without ever having to say no to anybody. Many years ago, a pupil and friend, asked me to go to Piacenza with him to meet Rostropovich and I accepted. His fame and the possibility of making his acquaintance make me feel proud and I was happy to meet him. It was the first time that I saw him and I sat through hours of rehearsal.  He was rather sick with a high fever and the flu but in two days time Verdi’s “Requiem” was to go on stage and his presence was mandatory. Regardless of his hoarse voice, a headache, and continuously drying his forehead from the sweat with a handkerchief, he was firm and at the same time kind, and truly astonishing.  I knew that he was ill but I think that the members of the orchestra were not aware.  He continued to repeat the various sections applauding with his baton interrupting the orchestra, the chorus and soloists when he wasn’t completely satisfied with the particular phrase. This was done always with a
certain kindness which was  rather baffling. Hours and hours of rehearsal always with a smile on his face, calm but determined.  None of the members of the orchestra never complained because they knew who they were dealing with, but most of all because of his amiable acquaintance. I do not feel irreverent if on that occasion I saw in him in those sweet eyes and smile, my father who recently passed away. Then finally the time came to meet him. It was evident that he was rather exhausted from the fatigue and the fever. Whomever, especially in this sector (there are many who are superb), at most would have given me a handshake and would have excused himself and avoided me. He instead took time to know who I was, what my interests were, he asked me about the ANLAI, and he thanked me for having accompanied his friend and promised me a ticket for the concert and concluded with the desire to see me again. So our friendship began, and the occasion for the concerts organized for the AISM brought him to
Bologna to direct in favour of the association for which I was commissioner.  A memorable “Romeo and Juliet” with a finale which made you tremble and brought the house down with applause.  He left the podium and shook hands with the protagonists on stage with a last kind gesture. This was Slava, a great artist, perfectionist, but also a great man with a big heart always ready to give and never ask. He did not bend to the abuse of power, which he fought with to the point of risking imprisonment and death by not having accepted to refuse help from a friend as Solgenitzyn.  He suffered when all of he theatres of the USSR refused to accept him because of orders from above, he suffered the exile with immutable love for his country.  He sustained Eltsin (who also passed away recently) in the barricades of Moscow without a visa in a country like Russia again risking to be arrested.  He cried for joy for the fall of Berlin wall.
I had the possibility to have him obtain an honorary degree with the help of friends from Bologna (in particular prof. Francesco Tabacco who I would like to make present because not only did he dedicate a section of the AISM to Slava but mostly because he has done so much for the university). A degree which was particularly appreciated by the maestro, along with hundreds already obtained in music, of the
Dams, in musicology, etc., because in political science, underlining his humanity being a symbol of bringing peace to the world. My only grief is not having been able to obtain an honorary citizenship from the city of Rome, which he had visited with his father as a child and considered to be the most beautiful in the world. Today Cremona grieves in sorrow but can be consoled by having at least given him the good news, even though very ill, that on the 20th of June would have celebrated one of its honorary citizens. Thank you Slava, thank you for having been my friend to the point (and I would like to make present to Cremona violin makers) of accepting to preside without reimbursement (he would have come from Moscow for the occasion) the small violin making competition which I organized along with him in Pisogne.  He considered Italian violin making the finest in the world and could not understand why someone wanted to eliminate the Baveno Competition.  He wanted the young violin makers of Cremona and of Italy to have the opportunity to grow professionally.  Thank you Slava for this also it will be impossible to forget you.
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