A sinistra quadro di
Richard Mauri.
 
On the left
Richard Mauri Painting
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BARGELLI,
LIUTAIO A MANI NUDE
BARGELLI,
CRAFTSMAN WHO SHUNNED MACHINES

di Pardo Fornaciari
Corre quest'anno il centenario della nascita di Giuseppe Bargelli, liutaio della scuola fiorentina moderna, facondo costruttore di strumenti sempre realizzati senza l'uso della benché minima macchina. Schivo, isolato, non amava né il pubblico né i clamori, ma i grandi esecutori, come Heifetz e Oistrach, o i grandi conoscitori dell'arte liutaria, come la casa Hug in Svizzera e Wurlitzer in America apprezzavano il liutaio originario di Vicchio di Mugello (paese natale di Ciotto) tanto da averlo come punto di riferimento fisso in italia. Il suo primo violino «vendibile», come diceva lui, lo aveva costruito nel 1911; prima si era cimentato con mandolini e chitarre. A quell'opera prima successero circa 250 violini, e 25 viole, 15 celli e 7 contrabbassi: specialmente questi ultimi lo presentano come liutaio veramente d'altri tempi. Bargelli infatti era abituato a lavorare a mano tutti i suoi strumenti; anche quelli di grandi dimensioni. La scultura dei contrabbassi non faceva eccezione: partiva da una tavola d'acero dello spessore di 8 centimetri e la scavava sino a realizzare il fondo elegantemente bombato, con uno scalpello che manovrava con le mani nude, senza mazzuolo, per evitare di sciupare il legno. Così rinverdiva la tradizione di Gabrielli e Carcassi, gli unici, assieme a Castellani, che abbiano costruito contrabbassi a Firenze. Il figlio, Castone Bargelli, ricorda il tradizionalismo del padre con un aneddoto: agli inizi della sua carriera liutaria, poi interrotta, Castone, perito meccanico, inventò un pialletto elettrico a due lame

This year marks the centennial anniversary of the birth of Giuseppe Bargelli, violin maker of the modern Florentine school, prolific constructor of instruments, created without the use of even the most rudimentary machine. Bashful, retiring, he had no love for the public nor for clamor, but the great performers, like Heifetz and Oistrach, or the great experts in the art of violin making, like the house of Hug in Switzerland and Wurlitzer in America, appreciated the violin maker from Vicchio di Mugello, birthplace of Giotto, to the point that he became their point of reference in Italy. His first, as he said, «saleable» violin was constructed in 1911; before that, he had ventured to build guitars and mandolins.
This first work was succeeded by around 250 violins, 25 violas, 15 cellos and 7 double basses; especially these latter show him as truly a violin maker of

Riflessione: anno 1937
Contemplation: 1937


Giuseppe Bargelli, Firenze Agosto 1951
Giuseppe Bargelli, Florence August 1951

concave, per sveltire il lavoro di sgrossatura. Il padre lo vide, e gettò sdegnato l'utensile dalla finestra, gridando che non era roba da artisti. Castone allora smise di fare il liutaio: ma aveva già al suo attivo una ventina di violini, dieci viole, un cello e, anche lui, un contrabbasso.
Il famoso specialista i collezionista Paul Windham, il massimo esperto della nota casa Hill di Londra, era intimo di casa Bargelli, poiché il vecchio Giuseppe rappresentava il suo punto d'appoggio in Italia. Andavano in cerca di strumenti assieme. Una volta, in campagna, videro un ragazzine che trascinava un violino senza il piano, con una cordicella legata al riccio. Windham disse: «Dobbiamo averlo». Allora Giuseppe Bargelli si avvicinò al ragazzine per farselo dare, ma quello si mise a piangere. Il liutaio, per fortuna, aveva delle caramelle in tasca: gliele dette, ed ebbe il violino, che il contadino, il babbo, non volle vendere, ma regalare. Era un Carcassi, a cui il Bargelli rifece il piano, restaurandolo integralmente.
Bargelli aveva cominciato a lavorare fianco a fianco di Iginio Sderci, crescendo insieme a lui, anzi, che gli suggeriva le tecniche costruttive, mentre l'altro gli forniva il suo sapere in fatto di vernici: fu poi il liutaio di fiducia del Comunale
other times. Bargelli, in fact, was accustomed to working by hand on all his instruments, even those of large dimension. The carving of the double bass was no exception; beginning with a plank of maple 8 centimeters thick, he carved it away to achieve an elegantly rounded back, using a chisel that he manoeuve-red with bare hands. He did not even use a mallet for fear of damaging the wood. In this sense he renewed the tradition of Gabrielli and Carcassi, the only ones, along with Castellani, that constructed double basses in Florence. His son, Gastone, recounts this anecdote about the traditionalism of his father; at the beginning of Gastone's later-to-be-interrupted career as a violin maker, he used his experience as mechanic to invent a small electric plane with two concave blades to sped up the rough work. Seeing it, his father threw the tool disdainfully from the window, proclaiming that it was not the tool of an artist. Gastone at this point gave up his career as a violin maker, but he had already completed twenty violins, ten violas, one cello and a double bass. The famous specialist and collector Paul Windham, the greatest expert of the noted house of Hill in London, was a custorrev of Bargelli; who represented his home base in Italy. They went together to search for instruments. Once, in the country, they saw a boy dragging behind him a belly less violin, neld by a string wrapped around the scroll. Windham said «We must have it». Giuseppe Bargelli approached the boy in the hopes of examining the violin, but the boy started to cry. Luckily, the violin maker had some candy in his pocket; he exchanged the candy for the violin, which the boy's father refused to sell to them, preferring to give it to them a gift. The violin was a Carcassi, and Bargelli restored it integrally, remaking the belly.As a youth Bargelli had begun work side by side with Iginio Sderci. As they worked together, he suggested construction techniques, while Sderci shared his knowledge of varnishes. Bargelli was to become violin maker for the Teatro Comunale of Florence,
Giugno 1944; la classica fumata dopo il lavoro Giuseppe Bargelli: l'arte non stanca
June 1944: Pause for a smoke Giuseppe Bargelli:
An artist never tires

di Firenze, che gli affidava il controllo e la riparazione di violoncelli e contrabbassi dell'orchestra, in caso di danni subiti durante le tournées; ed anche liutaio del Conservatorio fiorentino. La sua liuteria, dal contorno libero nel movimento e spontaneo, badava più all'essenza del suono che al fatto estetico; era per lui naturale realizzare spessori al tatto, senza isar calibro. I suoi strumenti si riconoscono dal bordo non scavato in profondità, dai filetti ben marcati, dalle «e» relativamente chiuse e da bombature contenute. Pei violoncelli, spesso ha usato il modello Balestrieri. I suoi legni avevano svariate provenienze: Bauer, e Sadun, commercianti fiorentini, per l'abete; l'acero invece se lo faceva portare da Cesano Maderno, dove il figlio Castone aveva saputo accordarsi con una fabbrica di impiallacciature perché le migliori tavole di acero venissero messe da parte per il padre. Ma la cosa più curiosa è che alcune delle travi messe a giorno dalle mine naziste che avevano fatto saltare i ponti di Firenze nel'44 sono finite proprio nella bottega del Bargelli, che utilizzò le migliori, quelle non
Giuseppe Bargelli nel suo laboratorio
Giuseppe Bargelli in his workshop

that assigned him the maintenance and repair of the violincel-los and the double basses of the orchestra, in case of damage incurred during the ournees. He served also as violin maker for the Conservatory of Florence. Bargelli's violin making tecnique, characterized by free forms, movement and spontaneity, was more concerned with the essence of the sound produced than with the aesthetic aspect; for him it came naturally to measure a thickness by feel, rather than by using a caliper. His instruments can be recognized by the shallowly carved border, well marked purfling, by the relatively closed c and controlled curves. He has often used the Balestrieri model for his violincellos. His woods had varying origins: Bauer and Sadun were his Florentine suppliers of spruce. Maple he brought from Cesa-no Madero, where his son Gastone had made an agreement with a veneer factory to set aside the best planks of maple for his father. The most curious note is that several beams, brought to light by the Nazi mines that blew up the bridges of Florence in 1944, ended up in Bargelli's workshop. He used the best ones, those without wormholes, for the tables of several of his instruments, encounter-
Giugno 1944: al banco di lavoro filettando un fondo
June 1944: at his work bench, purfling the back
tarlate, per il piano di alcuni suoi strumenti, trovando tra l'altro qualche problema col colore del legno, troppo stagionato e quindi scuro: e lui prediligeva i toni chiari. Scomparve agli inizi d'ottobre del 1963: un suo violino, oggi, fa parte della collezione del Conservatorio, assieme agli Amati ed agli Stradivari.
ing while doing so some problems with the color of the wood, which was too seasoned and therefore dark, while he preferred light colored woods. Bargelli passed away at the beginning of October 1963; one of his violins is today part of the Conservatory's collection, together with those of Amati and Stradiva-rius.

ORCHESTRA DA CAMERA FIORENTINA
Violini
Marco Lorenzini*
Riccardo Capanni*
Maurizio Matteuzzi*
Alessandro Bernardi
Beatrice Bianchi
Rita Bronzanti
Roberto Duma
Mauro Fabbrucci
Andrea Fornai
Roberto Musini
Boriano Nakev
Michele Nerucci
Angela Savi
Barbara Valli

Viole
Leonardo Banali*
Julie Shepherd*
Pier Claudio Fei
Laura Lumachi
Violoncelli
Sandra Bocci*
Jacopo Luciani*
Elida Pali
Leandro Carino

Contrabbassi
Andrea Lombardo

Flauti
Paola Del Sordo
Stefano Margherì

Oboi
Gianpaolo Francaschini
Elena Giannesi

Clarinetti
Daniele Scala
Gianni Lazzeri

Fagotti
Andrea Rucheti
Alessandro Papucci

Corni
Francesco Meucci
Tania Tranci

Clavicembalo
Maro Fanelli

Organo
Olìmpio Medori

 

 

 

(* Prime partì)

L'ORCHESTRA DA CAMERA FIORENTINA si è costituita nel 1981 per volontà del M° Giuseppe Lanzetta, suo attuale direttore stabile, con il duplice obiettivo di diffondere la conoscenza del repertorio sinfonico e cameristico e di costituire un valido elemento di formazione professionale per i suoi componenti, diplomati per la maggior parte al Conservatorio "L. Cherubini" di Firenze. Nel giro di pochi anni l'Orchestra si è imposta all'attenzione della critica nazionale e internazionale grazie a numerosi concerti tenuti sia in Italia, per le più importanti Istituzioni Musicali, che all'estero nelle varie tournée: Stati Uniti, Messico (III Gran Festival di Città del Messico 1991, VI Festival Internazionale di Musica Morella 1994), Europa (42° Festival Internazionale di Santander, IV Festival Internazionale di Gandia - Spagna, Tournée 1993 - Gran Teatro M. De Falla di Cadice, Auditorium M. De Falla di Granada. Gran Teatro di Huelva, Sala Argenta di Santander, Salón de Actos di Avilés, Sala de Concertos Caixavigo di Vigo, Teatro Principal di Orense - Spagna Tournée 1994), (Malaga - Terragona - Saragozza - Spagna, Tournée 1997), Malta 1996 - Brasile 1997, Festival Coimbra (Portogallo) 98 - Brasile 98 - Slovenia 99. È costituita da circa 40 elementi in grado di strutturarsi anche in agili formazioni cameristiche; organizza concorsi nazionali ed internazionali. Dal 1985 l'attività concertistica in Italia e all'estero è in parte finanziata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Ha al suo attivo più di 1200 concerti, molti dei quali realizzati per la RAI e per i più importanti Network internazionali, ottenendo sempre unanimi consensi di pubblico e di critica che ultimamente l'ha definita "una delle migliori Orchestre da Camera Europee".

 
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